L'Abusivo -


L'Abusivo - "Antonio Franchini" (Marsilio) 2001

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Io ho pochi anni di differenza rispetto a Giancarlo Siani, per cui la sua vicenda la ricordo con maggiore dolore e partecipazione.

Ricordo quel giorno di settembre in cui ci dissero che avevano ucciso un giornalista, un ragazzo, al Vomero: la mia famiglia, le persone che frequentavo, avevano un'alta coscienza civile, per cui questa notizia ci ferì ancora maggiormente.

Non ho mai trovato alibi sociologici, culturali o folkloristici per i camorristi, forse anche per il ricordo della vicenda di Giancarlo, uno dei primi omicidi che esulavano da quel famigerato codice d'onore camorristico.

Abbiamo poi visto cosa è diventata la kamorra negli anni successivi: ancora più bestiale, sanguinaria, cieca..

Il libro di Franchini ha il merito di ricordare a tutti noi quale era l'ambiente in cui è maturata la vicenda-Siani, lo squallore e l’assoluta pochezza morale (se mai fosse possibile usare questo termine, riferito ai camorristi) di questi loschi figuri che decidono l'omicidio di un ragazzo perché li aveva infamati.

Fa da contraltare, però, anche l’ambiente lavorativo in cui Giancarlo lavorava, e qui Franchini tratteggia mirabilmente, riportando le loro parole, i ritratti di ignavi, di cerchiobottisti, di ipocriti, di sciacalli.

Il direttore di Napolinotte a cui interessava solo sapere se la vittima fosse un pubblicista o un vero giornalista è l’emblema di un certo ambiente provinciale, chiuso, gretto.

Credo che il merito di Franchini sia stato questo: far parlare chi conosceva Giancarlo, senza aggiungere commenti, quasi fosse un’intervista giornalistica.

La differenza però la fa lo stile: uno stile originale, unico.

L’idea di mischiare napoletano, italiano, l’intreccio familiare con la vicenda generale è mirabile: emerge la figura del Locusto, questa nonna quasi centenaria egoista, vitale, vittimista, anch’essa contrapposta a Zio Rino, quello che dove lo metti sta, vegliardo bonaccione ed eroe familiare.

E’ un libro da leggere per due motivi: per ricordare un ragazzo che ha pagato con la vita la sua passione giornalistica, e perché questa sua passione è stata descritta con altrettanta passione da un amico (che scrive divinamente)


Inviata da giaguaro


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