EDITORIALE : CARAVAGGIO


EDITORIALE : CARAVAGGIO

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CaravaggioCaravaggio era un delinquente. Iroso, baro e duplice assassino, spese metà vita sfuggendo alla galera. Se ci attenessimo alla biografia dovremmo pensarne ogni male. Non lo facciamo, perchè il talento, l'intelligenza pittorica, la capacità sublime di descrivere emozioni, in sfida con gli assiomi di luce e prospettiva, escludono eticismi di sorta. Caravaggio è prima di tutto un genio, in secondo luogo, e a distanza abissale, vengono le sue gesta...

Ad esse, anzi, dobbiamo i chiaroscuri, le luci fulminanti, quei volti sfatti dalla morte, l'orrore, la malattia. Ed in quest'ottica Michelangelo Merisi è l'espressione di come l'arte sia salvifica e riparatrice, di quanto le siamo tributari in termini di sublimazione delle miserie. Perchè su un punto occorre essere chiari: Caravaggio nei santi e in madonne confidava punto o poco, troppo distanti dovettero apparirgli da una vita di acchiappi e idee ferine. Erano un pretesto, il modo per veicolare impulsi contraddittori, lo sciacquatoio tramite cui l'inconscio assurge a verità infinita, si libera dei cascami della morale e si proietta, come diceva il pensatore, al di là di ogni bene e male. Quando perciò riandiamo ad un artista, sia infimo o sublime, e ne azzardiamo una costruzione di sintesi, non possiamo non tener conto della lezione nietzchiana, di quanto sia esaustivo il sì alla vita del superuomo. Che non è, secondo l'ottica di scarto, colui che sprezza, ma artefice di un'operazione ultimativa, tesa a unificare le parti in lite dell'Io, e perciò mirante alla libertà assoluta.
Grande Caravaggio, grande sublime povero assassino, lo immagino con gli occhi della mente, ne seguo il trascinarsi su un litorale, il vano contorcersi nei gorghi della morte, mentre artiglia la rena come a serrare un'idea. L'uomo, con i suoi inganni, i conformismi, le meschinerie, ha cercato di rubarcelo, di annichilirne il talento e svalutarne la figura. Ma l'arte, che pure è un suo prodotto, si è rivelata migliore, ha scorticato la buccia e ci ha mostrato il frutto. E qui si arriva al quesito su chi sia l'artista. E' la parte soggetta ai doveri e le bassezze del vivere comune o l'altro da sè che è in lui, la faccia di una luna che nulla ha da spartire con la prima?
La bellissima mostra su Caravaggio al museo Capodimonte in Napoli sembra fugare ogni dubbio. L'artista siamo noi, intesi come grumo universale, è una scheggia di luce cui l'anima collettiva ha concesso un daimon illustrativo. Guardate, ve ne prego, il giovane morso da un ramarro. C'è tutto in quel ritratto: sensibilità ferita, paura del male della vita, e angoscia mista a rabbia per l'inesorabilità del divenire.
Addio, assassino, che il buio del nulla ti sia chiaro.

Carlo Capone







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